giovedì 8 novembre 2007

L'altra storia di Canicattì

Canicattì conta circa 35.000 abitanti, si trova nella Sicilia centrale in provincia di Agrigento, a circa 496 metri sul livello del mare e ad una distanza di circa 35 km dalla costa agrigentina.
La sua economia ha fatto registrare tra gli anni settanta ed ottonta, un vero boom economico legato soprattutto all'agricoltura e all'edilizia, facendo della città uno dei poli commerciali più importanti dell'intera Sicilia occidentale.
La qualità della vita è sicuramente superiore alle altre realtà del famoso Hinterland Canicattinese (Ravanusa, Campobello di Licata, Naro, Castrofilippo, Delia, Serradifalco, Racalmuto) un bacino di quasi 100.000 abitanti, tutto questo però ha un prezzo.
Il prezzo in questione è quello che stiamo vivendo oggi. L'economia soprattutto quella legata allo sviluppo edilizio è in forte crisi.
L'attuale sindaco, che qui chiameremo lo psiconano de noantri (a coniare la denominazione grilliana di Berlusconi), è stato eletto circa un anno e mezzo fà con una lista civica di centro sinistra.
Il giorno dell'elezione non credevo alle mie orecchie, ma poi ho capito la grande importanza e significato sottesi al voto dei canicattinesi; e si i miei concittadini hanno per la prima volta nella storia del paese espresso con il voto la manifestazione del prorpio disappunto dopo gli anni e i decenni che hanno visto la città in mano a pochi padroni, sempre gli stessi, con il coltello fra i denti e una fame insaziabile.
Per la prima volta i canicattinesi hanno protestato, ho pensato, hanno votato per inidcare espressamente la loro volontà di cambiare pagina.
E invece lo psiconano de noantri, con il capello fonato, e assolutamente contrario ad ogni forma di espressione italiana mediamente comprensibile, ha mostrato il suo vero volto: il niente!
La tua storia psiconano è come il libro cuore, come il nome della lista civica che ti ha fatto vincere.
Mi pare doveroso sottolineare che io non ho niente di personale con il nostro AMICO sindaco, lui è solo il frutto di quel substrato fatto di elemosine clientelari, lecchinaggi e varie, così radicato nel nostro modo di vivere e che ha trovato la sua massima espressione nel movimento politico creato dallo psiconano de noantri.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Prima lo voti, dopo lo critichi.
Cosa ti aspettavi?
Di persone come te ne ho conosciuti a centinaia, puri e duri in età giovanile, clientelari e lecchini in età adulta.
Cosa vuoi cambiare?

Anonimo ha detto...

Correzione al post precedente.
Non dico che tu, a scanso di equivoci, sei clientelare e lecchino.
Mi riferisco alla grandissima percentuale di puri e duri di età giovanile.
Che vuoi, perchè si deve vivere, vuoi per la famiglia, ecc.
Accettano, in età "adulta" modelli comportamentali non voluti, entrando in tal modo nel sistema politico-clientelare.
Può darsi, che tu, non appartenga a questa categoria. (non ti conosco)
Se appartieni alla piccolissima minoranza che non accetta questo tipo di sistema, tutta la mia stima.
Mi scuso se si è creato

Anonimo ha detto...

Sono un commerciante del nord e trovandomi a Canicattì per lavoro ho riscontrato una serie di difficoltà nelle relazioni con le persone. Umanamente sono un popolo accogliente, gentile, operoso e acuto. Peccano di un piccolo difetto locale: temono tutto ciò che non fa parte del loro mondo; guardano gli altri con una sottile prevenzione; temono sempre di essere giudicati come se avessero da nascondere chissà quali difetti. Credo che i giovani si siano accorti di questa loro chiusura verso gli altri e vogliono togliersi questa cappa che li fa stare bene solo con la loro gente. Hanno bisogno di essere più vicini ad altre realtà più moderne e meno condizionate da vecchie abitudini ottocentesche che non li farà uscire mai dallo stereotipo che gli altri conoscono. Un'altra terribile piaga locale è quella di dovere operare in tutti i settori della vita sociale attraverso le amicizie. Dietro l'apparente disponibilità verso gli altri, spesso ho riscontrato furbizia. Sicuramente, perchè tra di loro non sono affatto sinceri. Esiste una competizione, dal punto di vista sociale, che li relega a ruoli più estetici che reali. Fondamentalmente è buona gente, dovrebbero essere molto meno accondiscendenti ai poteri locali. Tutto ciò si chiama: "Libertà".

Anonimo ha detto...

Leggendo il post del commerciante nordico, rilevo che abbia ragione in tante cose che ha scritto. Da giovane canicattinese mi sento spesso chiuso in un ambiente limitato, ipocrita e opportunista. Molti miei coetanei vanno a studiare al nord per salvarsi da questa mentalità piccola e legata solo agli interessi di pochi. Non esiste solidarietà, non dal punto di vista sociale, ma da quello della giustizia. Tutti si muovono in base a delle regole locali e sono tanto abituati a queste regole, da non capire che nel tempo sono diventati peggiori di coloro che le impongono come sistema di vita. Per noi giovani tutto ciò è restrittivo e pericoloso dal punto di vista sociale poichè non ci sarà mai un vero sviluppo basato sulle capacità di ognuno di noi, ma solamente se si è appoggiati da qualcuno. Personalmente mi trasferirò a Urbino per continuare i miei studi.
Spero anche di non tornare mai più nella mia città finchè non saprò che la civiltà sarà tornata a tutti i livelli. Forse sembrerò molto duro con la mia gente, ma ciò che ho visto fino a oggi non è stato molto incoraggiante.

Anonimo ha detto...

Anch'io sono di Canicattì e leggendo i giudizi sulla mia gente, da parte dell'ospite del nord e del giovane concittadino, rifletto su tante verità non raccontate, forse perchè non tutti capirebbero. Il nostro tessuto sociale negli anni ha subito una evoluzione al basso. Canicattì, prima esprimeva figure di uomini che hanno dato importanza alla propria città, oggi c'è il vuoto assoluto. Qualcuno cerca pietosamente di raccogliere i pezzi di una società che fu e gliene siamo grati, ma le nuove generazioni di professionisti, politici, uomini di cultura e rappresentanti delle istituzioni sembrano avere abdicato alle loro funzioni. Le masse hanno preso "la Bastiglia". Oggi l'imperativo è: fare soldi e non occorre sapere come, ma quando e quanti. Tutto è lecito, giustificato. La competitività intesa come abbattimento dell'avversario in quanto nemico, non come concorrente. La conquista dei beni materiali come fine ultimo della propria esistenza, non come necessità dei bisogni primari. Caino che elimina Abele perchè incapaci di formulare sentimenti verso il prossimo. La furbizia intesa erroneamente come intelligenza, non come mezzo meschino e diabolico per truffare il prossimo. Infine, una triste e insopportabile solitudine in mezzo alla propria gente che si tramuta presto in insofferenza e disperazione dell'animo. Ecco un quadro desolante di chi ha sostituito indegnamente i personaggi che hanno dato lustro e onorabilità alla città di Canicattì.